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Autore  Il cestino   Yara 
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MessaggioInviato: Mercoledì 09 Marzo 2011 17:00    Oggetto: Yara

Ho sentito appena oggi della sua ..sfortuna..
ero in Italia quando Yara si ..perse.. e ho sempre pregato per lei, come pure prego per le due gemelline
Cerignola, e il caso delle piccole e' diventao ..Globale.. in tivu' e sui Giornali

RIP* Piccola/Grande Yara






Yara. Una luce nel buio. Alla vigilia della "Giornata della donna"



Ti attendevano pieni di speranza i tuoi genitori, ti cercavano i compaesani, ti pensavano con affetto tutte le persone dotate di un cuore umano. Ma tu eri già passata all'altra sponda, a quel paradiso che ti era stato preparato fino dal giorno del tuo Battesimo. A quella vita eterna che ti sei meritata con la tua esistenza pura e buona, fedele a Dio nella preghiera, fatta di amore in famiglia, di impegno nella scuola, di serenità sorridente nell'amicizia, di generosa dedizione all'impegno sportivo. Avevi vinto due medaglie d'oro nella ginnastica ritmica che tanto amavi. Ora quelle medaglie restano nella casa che fu tua. In paradiso hai meritato di portare un'altra medaglia: quella del martirio. Forse non sapremo mai che cosa ti sia accaduto quel triste giorno in cui sei stata rapita e uccisa; sappiamo però che tu sei diventata, nel momento della violenza e della morte, un angelo del cielo, una luce nel buio.

Chi ti ha ucciso? Un uomo, alcuni uomini? Chi deve indagare cercherà la verità, per dare ai colpevoli il giusto castigo. Ma noi sappiamo che non saranno, quell'uomo o quegli uomini, gli unici colpevoli. Anch'essi, a modo loro, sono vittime di un mondo che li ha imbottiti di desideri malvagi, di violenza, di lussuria e di prepotenza, nella negazione di ogni legge morale. Ad ucciderti, insieme a chi ti ha pugnalato, è stata una cultura del predominio del maschio sulla donna, del violento sulle creature deboli. Una cultura che insegna la liceità di ogni desiderio, perché ognuno è legge a se stesso e nulla può essergli vietato, né dalle leggi umane, né da quelle divine. Una cultura che, ancora oggi, nonostante tanti solenni proclami di pari dignità, di pari opportunità, considera la donna un oggetto di cui fare mercato, da comprare con il denaro o da ottenere con la violenza, da usare secondo le proprie voglie oscene. Una cultura che tanta televisione diffonde a piene mani, pronta oggi a condannare i tuoi uccisori, mentre in tutti gli altri giorni, prima e dopo la tua vicenda, mostra la donna solo come campo di conquista, occasione di dominio, oggetto di piacere, corpo senz'anima.

Fra qualche giorno il mondo celebrerà la Festa della Donna: saranno capaci tutte le donne italiane, senza eccezione, di testimoniare la dignità della persona femminile? Saranno forti nel condannare ogni abuso, anche quello di tanti strumenti di comunicazione sociale che sempre più distruggono l'immagine della bellezza? Saranno pronte, senza incertezze, a condannare quei potenti che riducono le donne in schiavitù, anche se magari apparentemente dorata e volontariamente accettata per una manciata di sterco del diavolo?

Vincenzo Rini, direttore "La Vita Cattolica" (Cremona)

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